Monitoring Gesetzessammlung

095G0264

IT - DPCM

095G0264

Regolamento recante criteri e modalita' di utilizzo del Fondo per lo sviluppo, istituito dall'art. 1-ter del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236. (DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 03 novembre 1994 n. 773)

Premessa

Entrata in vigore del decreto: 30/6/1995 IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI Visto l' art. 1-ter della legge 19 luglio 1993, n. 236 , di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148 , che istituisce il Fondo per lo sviluppo ed in particolare il comma 2 che prevede che i criteri e le modalita' di utilizzo di detto Fondo siano stabiliti con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta dei Ministri del lavoro e della previdenza sociale, dell'industria, del commercio e dell'artigianato e del tesoro, sentito il Comitato per il coordinamento delle iniziative per l'occupazione; Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 15 settembre 1992 che istituisce, nell'ambito della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Comitato per il coordinamento delle iniziative per l'occupazione; Visto il decreto-legge 22 ottobre 1992, n. 415 , convertito con modificazioni dalla legge 19 dicembre 1992, n. 488 , recante "Modifiche alla legge 1 marzo 1986, n. 64 , in tema di disciplina organica dell'intervento straordinario nel Mezzogiorno"; Vista la deliberazione CIPI 22 aprile 1993 concernente "Direttive per la concessione delle agevolazioni ai sensi dell' art. 1, comma 2, del decreto-legge 22 ottobre 1992, n. 415 , convertito nella legge 19 dicembre 1992, n. 488 , in tema di disciplina organica dell'intervento straordinario nel Mezzogiorno; Visto il regolamento CEE, n. 2081/1993, del Consiglio del 20 luglio 1993 che definisce le missioni dei Fondi a finalita' strutturale; Visto il regolamento CEE, n. 328/1988, del Consiglio del 2 febbraio 1988 che istituisce un programma comunitario a favore della riconversione di zone siderurgiche; Visto il decreto-legge 1 aprile 1989, n. 120 , convertito, con modificazioni, dalla legge 15 maggio 1989, n. 181 , recante "Misure di sostegno e di reindustrializzazione in attuazione del piano di risanamento della siderurgia"; Visto l'art. 36 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616; Visto l' art. 15 del decreto-legge 11 luglio 1992, n. 333 , convertito con modificazioni dalla legge 8 agosto 1992, n. 359 ; Visti gli articoli 12 della legge 7 agosto 1990, n. 241 , e 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400 ; Considerata la necessita' di accrescere l'efficacia delle risorse finanziarie pubbliche e degli altri strumenti disponibili ai fini del sostegno e dello sviluppo delle attivita' produttive e dell'occupazione, operando attraverso programmi di intervento in grado di concentrare nelle aree di crisi le disponibilita' finanziarie di provenienza regionale, nazionale e comunitaria, nonche' privata; Considerato che in questo stesso contesto assume fondamentale importanza la possibilita' di accedere al cofinanziamento comunitario nella forma della sovvenzione globale; Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso nell'adunanza generale del 4 luglio 1994; Vista la proposta dei Ministri del lavoro e della previdenza sociale, dell'industria, del commercio e dell'artigianato e del tesoro, sentito il parere del Comitato per il coordinamento delle iniziative per l'occupazione; E M A N A il seguente regolamento:

Art. 1

Interventi ammissibili 1. Le disponibilita' del Fondo per lo sviluppo, istituito ai sensi dell' art. 1-ter, comma 1, della legge 19 luglio 1993, n. 236 , sono destinate a promuovere e realizzare programmi di sviluppo localizzati nelle aree di intervento di cui all'art. 1 della citata legge.
2. I programmi ammissibili al contributo del Fondo per lo sviluppo devono riguardare in via prioritaria:
a) interventi per la realizzazione di nuove iniziative
imprenditoriali, di reindustrializzazione, di ristrutturazione e di riconversione dell'apparato produttivo esistente, che prevedano il reimpiego degli addetti espulsi dai processi produttivi, con priorita' per l'attuazione dei programmi di riordino delle imprese gia' appartenenti alle partecipazioni statali;
b) interventi indirizzati alla promozione ed al sostegno di
iniziative industriali ivi compresi i servizi comuni alle imprese;
c) interventi volti alla promozione dell'efficienza complessiva dell'area di intervento, anche attraverso l'acquisizione di aree dismesse, la loro eventuale bonifica ed il loro recupero funzionale, nonche' la realizzazione di infrastrutture tecnologiche.
AVVERTENZA:
Il testo delle note qui pubblicato e' stato redatto ai sensi dell'art. 10, comma 3, del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092 , al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge alle quali e' operato il rinvio. Restano invariati il valore e l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
Note al D.P.C.M. del 3 novembre 1994:
- L'art. 1 della legge n. 236 del 19 luglio 1993 recante "Interventi urgenti a sostegno dell'occupazione" e' cosi' formulato:
"Art. 1 (Fondo per l'occupazione). - 1. Per gli anni 1993-1995 il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, d'intesa con il Ministro del tesoro, attua, sentite le regioni, e tenuto conto delle proposte formulate dal Comitato per il coordinamento delle iniziative per l'occupazione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, istituito ai sensi dell' art. 29 della legge 23 agosto 1988, n. 400 , con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 15 settembre 1992, misure straordinarie di politica attiva del lavoro intese a sostenere i livelli occupazionali:
a) nelle aree individuate ai sensi degli obiettivi 1 e 2 del regolamento CEE n. 2052/1988 o del regolamento CEE n. 328/1988 cosi' individuate ai sensi del decreto-legge 1 aprile 1989, n. 120 , convertito, con modificazioni, dalla legge 15 maggio 1989, n. 181 , recante misure di sostegno e di reindustrializzazione in attuazione del piano di risanamento della siderurgia;
b) nelle aree che presentano rilevante squilibrio locale tra domanda ed offerta di lavoro secondo quanto previsto dall' art. 36, secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616 , accertati dal Ministro del lavoro e della previdenza sociale, su proposta delle commissioni regionali per l'impiego, sulla base delle intese raggiunte con la Commissione delle Comunita' europee.
1-bis. Ai fini della definizione degli interventi di cui al comma 1 si tiene altresi' conto:
a) della presenza di crisi territoriali di particolare gravita' o di crisi settoriali strutturali con notevole impatto sui livelli occupazionali, facendo riferimento ai criteri gia' definiti sulla base della legislazione vigente per particolari settori;
b) della sussistenza di situazioni di sviluppo ritardato o di depressione economica;
c) della sussistenza di processi di ristrutturazione, di riconversione industriale o di deindustrializzazione;
d) della presenza di gravi fenomeni di degrado sociale, economico o ambientale e di mancata valorizzazione e difesa del patrimonio storico e artistico.
2. Le misure di cui al comma 1, riservate alla promozione di iniziative per il sostegno dell'occupazione con caratteri di economicita' e stabilita' nel tempo, comprese le dotazioni di opere di pubblica utilita', di servizi terziari e di edilizia abitativa economico-popolare, prevedono, per una durata non superiore ai tre anni, l'erogazione di incentivi ai datori di lavoro, per ogni unita' lavorativa occupata a tempo pieno, aggiuntiva rispetto alle unita' effettivamente occupate alla data di entrata in vigore del presente decreto, secondo modulazioni decrescenti che non possono superare complessivamente una annualita' del costo medio pro-capite del lavoro. Il beneficio e' cumulabile con le agevolazioni di cui agli articoli 8 , 20 e 25, comma 9, della legge 23 luglio 1991 n. 223 , ed all' art. 8, comma 9, della legge 29 dicembre 1990, n. 407 . Gli incentivi di cui al presente comma devono favorire l'occupazione femminile, in conformita' ai principi di cui alla legge 10 aprile 1991, n. 125 .
3. Alle misure di cui al comma 2 possono accedere soggetti pubblici e privati, anche organizzati in forma cooperativa, che presentino motivata domanda relativa a tutti i settori economici, purche' funzionali alle finalita' di cui al comma 1. Possono altresi' accedere imprese, pubbliche o private, incaricate di gestire progetti di pubblica utilita', di durata non inferiore ad un anno, nei quali siano impiegati lavoratori sospesi in cassa integrazione guadagni straordinaria e lavoratori rientranti nelle categorie di cui all' art. 25, comma 5, della legge 23 luglio 1991, n. 223 , promossi dalle amministrazioni statali o dalle regioni.
4. Gli interventi previsti dal comma 2 sono estesi a tutto il territorio nazionale per le iniziative riguardanti l'occupazione di persone svantaggiate, promosse dai soggetti di cui all' art. 1, comma 1, lettera b), della legge 3 novembre 1991, n. 381 .
5. Con uno o piu' decreti da emanarsi entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro del tesoro, definisce, in linea con la normativa comunitaria, sentite le organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro maggiormente rappresentative sul piano nazionale, i requisiti soggettivi dei lavoratori, avendo anche riguardo alle unita' dei giovani disoccupati in conseguenza della ultimazione dei lavori in tema di valorizzazione di beni culturali ed ambientali e, comunque, di interventi per la realizzazione di opere di utilita' collettiva di cui all' art. 15 della legge 28 febbraio 1986, n. 41 , e all' art. 23 della legge 11 marzo 1988, n. 67 , i modelli in conformita' dei quali vanno redatte le domande di contributo in cui al comma 3, i termini e le modalita' di erogazione dei benefici di cui al comma 2, anche mediante conguagli con i contributi previdenziali, nonche' le modalita' di controllo sui risultati conseguiti. Ai provvedimenti di ammissione ai benefici del Fondo di cui al comma 7 e di autorizzazione delle relative spese provvede il Ministro del lavoro e della previdenza sociale nei limiti delle disponibilita' del Fondo medesimo. La mancata attuazione del programma indicato nella domanda di contributo di cui al comma 3 comporta la decadenza dai benefici con restituzione di quanto eventualmente gia' fruito.
6. Per le finalita' di cui al comma 1 il Ministero del lavoro e della previdenza sociale, sentite le commissioni regionali per l'impiego, stipula convenzioni con consorzi di comuni e con enti, societa', cooperative o consorzi pubblici e privati, di comprovata esperienza e capacita' tecnica nelle materie di cui al presente articolo, nonche' con gli enti gestori dei fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione di cui al comma 1 dell'art. 11 della legge 31 gennaio 1992, n. 59 , diretti all'incremento dell'occupazione, per progettare modelli e strumenti di gestione attiva della mobilita' e dello sviluppo di nuova occupazione, anche delineando metodi di valutazione della fattibilita' dei progetti e dei risultati conseguiti.
7. Per le finalita' di cui al presente articolo e' istituito presso il Ministero dei lavoro e della previdenza sociale il Fondo per l'occupazione, alimentato dalle risorse di cui all'autorizzazione di spesa stabilita al comma 8, nel quale confluiscono anche i contributi comunitari destinati al finanziamento delle iniziative di cui al presente articolo, su richiesta del Ministero del lavoro e della previdenza sociale. A tale ultimo fine i contributi affluiscono all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnati al predetto Fondo.
7-bis. I contributi che verranno erogati dalla CEE per la realizzazione dei servizi di informazione sul mercato del lavoro comunitario e per gli scambi di domande e offerte di lavoro tra gli Stati membri, nonche' per le attivita' di cooperazione tra i servizi per l'impiego comunitario, verranno versati all'entrata del bilancio dello Stato per essere assegnati ad apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero del lavoro e della previdenza sociale.
8. Per il finanziamento del Fondo di cui al comma 7 e' autorizzata la spesa di lire 550 miliardi per l'anno 1993 e di lire 400 miliardi per ciascuno degli anni 1994 e 1995.
Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1993-1995, al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l'anno 1993, all'uopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero del lavoro e della previdenza sociale. Le somme non impegnate in ciascun esercizio finanziario possono esserlo in quello successivo".
Note alle premesse:
- L' art. 1-ter del D.L. 20 maggio 1993, n. 148 , aggiunto dalla legge di conversione 19 luglio 1993, n. 236, cosi' recita:
"Art. 1-ter (Fondo per lo sviluppo). - 1. Per consentire la realizzazione nelle aree di intervento e nelle situazioni individuate ai sensi dell'art. 1 di nuovi programmi di reindustrializzazione, di interventi per la creazione di nuove iniziative produttive e di riconversione dell'apparato produttivo esistente, con priorita' per l'attuazione dei programmi di riordino delle partecipazioni statali, nonche' per promuovere azioni di sviluppo a livello locale, ivi comprese quelle dirette alla promozione dell'efficienza complessiva dell'area anche attraverso interventi volti alla creazione di infrastrutture tecnologiche, in relazione ai connessi effetti occupazionali, e' istituito presso il Ministero del lavoro e della previdenza sociale, un apposito Fondo per lo sviluppo con la dotazione finanziaria di lire 75 miliardi per l'anno 1993 e di lire 100 miliardi per ciascuno degli anni 1994 e 1995.
2. I criteri e le modalita' di utilizzo delle disponibilita' del Fondo di cui al comma 1 sono stabiliti con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta dei Ministri del lavoro e della previdenza sociale, dell'industria, del commercio e dell'artigianato e del tesoro, e sentito il Comitato di cui all'art. 1, comma 1, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.
3. Per la realizzazione degli interventi di cui al comma 1, il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, d'intesa con il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, puo' avvalersi delle societa' di promozione industriale partecipate dalle societa' per azioni derivanti dalla trasformazione degli enti di gestione delle partecipazioni statali ai sensi dell' art. 15 del decreto-legge 11 luglio 1992, n. 333 , convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1992, n. 359 , ovvero da enti di gestione disciolti, nonche' della GEPI S.p.a.
4. Gli interventi a valere sul Fondo di cui al comma 1 sono determinati sulla base dei criteri di cui all' art. 1, comma 2, del decreto-legge 22 ottobre 1992, n. 415 , convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1992, n. 488 .
5. Le disponibilita' del Fondo di cui al comma 1 possono essere utilizzate, nei limiti delle quote indicate dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui al comma 2, per l'erogazione, alle amministrazioni pubbliche ed agli operatori pubblici e privati interessati, della quota di finanziamento a carico del bilancio dello Stato per l'attuazione di programmi di politica comunitaria, secondo le modalita' stabilite dalla legge 16 aprile 1987, n. 183 , successive modificazioni.
6. All'onere derivante dall'attuazione del presente articolo, pari a lire 75 miliardi per l'anno 1993 e a lire 100 miliardi per ciascuno degli anni 1994 e 1995, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1993-1995, al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l'anno 1993, all'uopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero del lavoro e della previdenza sociale".
- Il D.L. 22 ottobre 1992, n. 415 , convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1992, n. 488 , e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 301 del 23 dicembre 1992 .
- Il regolamento CEE n. 2081/1993 del Consiglio del 20 luglio 1993 che modifica il regolamento CEE n. 2052/1988 relativo all'emissione dei Fondi a finalita' strutturali, alla loro efficacia ed al coordinamento dei loro interventi e di quelli della Banca Europea per gli investimenti e degli altri strumenti finanziari esistenti e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita' europee n. L 193 del 31 luglio 1993.
- Il testo del regolamento CEE n. 328/1988 del Consiglio che istituisce un programma comunitario a favore della riconversione di zone siderurgiche e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita' europee n. L 33 del 5 febbraio 1988.
- Il D.L. 1 aprile 1989, n. 120 , convertito, con modificazioni, dalla legge 15 maggio 1989, n. 181 , recante "Misure di sostegno e di reindustrializzazione in attuazione del piano di siderurgia" e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 142 del 20 giugno 1989 .
- L' art. 36, secondo comma, del D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 (Attuazione della delega di cui all' art. 1 della legge 22 luglio 1975, n. 382 ) cosi' recita: "Resta ferma la competenza dell'amministrazione centrale relativa all'assistenza tecnica e dal finanziamento dei progetti speciali da eseguirsi da parte delle regioni per ipotesti di rilevante squilibrio locale tra domanda e offerta di lavoro".
- Il testo dell' art. 15 del D.L. 11 luglio 1992, n. 333 , convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1992, n. 359 , recante: "Misure urgenti per il risanamento della finanza pubblica" e' il seguente:
"Art. 15. - 1. L'Istituto nazionale per la ricostruzione industriale - IRI, l'Ente nazionale idrocarburi - ENI, l'Istituto nazionale assicurazioni - INA e l'Ente nazionale energia elettrica - ENEL sono trasformati in societa' per azioni con effetto dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
2. Il capitale iniziale di ciascuna delle societa' per azioni derivanti dalle trasformazioni e accertato con decreto del Ministro del tesoro in base al netto patrimoniale risultante dai rispettivi ultimi bilanci. Le societa' derivanti dalla trasformazione emetteranno azioni del valore nominale di L. 1.000 cadauna e per un importo globale pari al capitale determinato come sopra.
3. Le azioni delle societa' di cui al comma 1, unitamente a quelle della BNL S.p.a., sono attribuite al Ministero del tesoro. Il Ministro del tesoro esercitera' i diritti dell'azionista d'intesa con i Ministri del bilancio e della programmazione economica, dell'industria, del commercio e dell'artigianato e delle partecipazioni statali. Sono parimenti attribuite al Ministero del tesoro le partecipazioni della Cassa depositi e prestiti nell'IMI S.p.a. e negli altri istituti di intermediazione creditizia e finanziaria. Le minusvalenze derivanti nel bilancio della Cassa depositi e prestiti dal trasferimento al Ministero del tesoro delle partecipazioni di cui al presente comma sono poste a carico del fondo di riserva della Cassa stessa.
4. Lo statuto di ciascuna delle societa' derivanti dalle trasformazioni sara' deliberato dalla prima assemblea. In via provvisoria rimangono in vigore le norme, legislative e statutarie, che disciplinano i singoli enti. I presidenti delle societa' per azioni derivanti dalla trasformazione convocheranno le rispettive assemblee sociali entro dieci giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
5. La pubblicazione del presente decreto tiene luogo di tutti gli adempimenti, in materia di costituzione delle societa' previsti dalla normativa vigente".
- L' art. 12 della legge 7 agosto 1990, n. 241 cosi' recita:
"Art. 12. - 1. La concessione di sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili finanziari e l'attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere a persone ed enti pubblici e privati sono subordinate alla predeterminazione ed alla pubblicazione da parte delle amministrazioni procedenti, nelle forme previste dai rispettivi ordinamenti, dei criteri e delle modalita' cui le amministrazioni stesse devono attenersi.
2. L'effettiva osservanza dei criteri e delle modalita' di cui al comma 1 deve risultare dai singoli provvedimenti relativi agli interventi di cui al medesimo comma 1".
- Il testo dell'art. 17 della medesima legge n. 400/1988 (Disciplina dell'attivita' di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri), come modificato dall' art. 74 del D.Lgs. 3 febbraio 1993, n. 29 , e' il seguente:
"Art. 17 (Regolamenti). - 1. Con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, sentito il parere del Consiglio di Stato che deve pronunziarsi entro novanta giorni dalla richiesta, possono essere emanati i regolamenti per disciplinare:
a) l'esecuzione delle leggi e dei decreti legislativi;
b) l'attuazione e l'integrazione delle leggi e dei decreti legislativi recanti norme di principio, esclusi quelli relativi a materie riservate alla competenza regionale;
c) le materie in cui manchi la disciplina da parte di leggi o di atti aventi forza di legge, sempre che non si tratti di materie comunque riservate alla legge;
d) l'organizzazione ed il funzionamento delle amministrazioni pubbliche secondo le disposizioni dettate dalla legge;
e) (soppressa).
2. Con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, sentito il Consiglio di Stato, sono emanati i regolamenti per la disciplina delle materie, non coperte da riserva assoluta di legge prevista dalla Costituzione, per le quali le leggi della Repubblica, autorizzando l'esercizio della potesta' regolamentare del Governo, determinano le norme generali regolatrici della materia e dispongono l'abrogazione delle norme vigenti, con effetto dall'entrata in vigore delle norme regolamentari.
3. Con decreto ministeriale possono essere adottati regolamenti nelle materie di competenza del Ministro o di autorita' sottordinate al Ministro, quando la legge espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti per materie di competenza di piu' Ministri, possono essere adottati con decreti interministeriali, ferma restando la necessita' di apposita autorizzazione da parte della legge.
I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati dal Governo. Essi debbono essere comunicati al Presidente del Consiglio dei Ministri prima della loro emanazione.
4. I regolamenti di cui al comma 1 ed i regolamenti ministeriali ed interministeriali, che devono recare la denominazione di 'regolamento', sono adottati previo parere del Consiglio di Stato, sottoposti al visto ed alla registrazione della Corte dei conti e pubblicati nella Gazzetta Ufficiale".

Art. 2

Programmi di sviluppo 1. Ai fini dell'attribuzione del contributo a valere sul Fondo per lo sviluppo, i programmi devono essere predisposti secondo lo schema di domanda, oggetto di un'apposita circolare del Ministero del lavoro e della previdenza sociale e inoltrati al medesimo - Direzione generale per l'impiego.
2. I programmi possono essere presentati da societa' anche consortili, da soggetti pubblici e dalle societa' e dagli enti previsti al comma 3 dell'art. 1-ter della legge 19 luglio 1993, n. 236 . I medesimi soggetti saranno responsabili dell'attuazione del programma secondo modalita' da definire con apposita convenzione di cui all'art. 4 del presente regolamento.
3. I programmi devono prevedere:
a) le linee di indirizzo generale e le azioni puntuali da compiere per il superamento delle situazioni di crisi;
b) la definizione degli obiettivi occupazionali direttamente e indirettamente raggiungibili, con l'indicazione degli addetti di cui si prevede il reimpiego;
c) il piano finanziario del programma, con l'articolazione delle attivita' per categoria d'intervento, di cui siano specificati i soggetti responsabili per l'attuazione, i costi preventivati, gli apporti di risorse previsti e/o richiesti su altre fonti finanziarie regionali, nazionali e comunitarie, le partecipazioni finanziarie e gli altri apporti, anche attraverso conferimenti di aree e beni industriali, da parte di soggetti privati e pubblici, nonche' i residui fabbisogni finanziari richiesti a valere sul Fondo per lo sviluppo.

Art. 3

Esame e istruttoria dei programmi 1. Per l'esame e l'istruttoria dei programmi di cui all'art. 1 del presente regolamento, il Ministro del lavoro e della previdenza sociale si avvale di un'apposita struttura tecnica, composta da funzionari dell'amministrazione e da rappresentanti del Comitato per il coordinamento delle iniziative per l'occupazione, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato e del Ministero del tesoro designati rispettivamente dal Presidente del Consiglio dei Ministri e dalle amministrazioni interessate. La struttura tecnica puo' richiedere la presenza di rappresentanti delle amministrazioni di volta in volta interessate.
All'istituzione della struttura tecnica si provvede con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale da emanarsi, comunque, entro quindici giorni dalla data di pubblicazione del presente regolamento.
2. L'esame da completarsi entro trenta giorni dalla scadenza del termine di presentazione dei programmi, deve riguardare:
a) la verifica preventiva della rispondenza del programma alle finalita' di cui all' art. 1-ter della legge 19 luglio 1993, n. 236 ;
b) la valutazione dell'impatto occupazionale previsto dal programma e della sua capacita' di incidenza sullo sviluppo socio-economico dell'area;
c) la verifica della coerenza e della fattibilita' delle iniziative previste nel programma, considerate singolarmente o in blocchi, a seconda della loro dimensione.
3. In sede di istruttoria dei programmi si tiene conto, ai fini del riconoscimento di priorita', della presenza delle seguenti circostanze:
a) localizzazione nelle aree caratterizzate dalla presenza di crisi territoriali e/o settoriali di particolare gravita', con notevole impatto sui livelli occupazionali, per le quali siano stati stipulati protocolli di intesa, di particolare rilevanza sociale, aventi ad oggetto programmi di sviluppo o di reindustrializzazione nonche' di riordino delle imprese gia' appartenenti alle partecipazioni statali;
b) gestione del programma da parte di una societa', anche consortile, di promozione e di sviluppo che aggreghi le principali forze istituzionali ed economiche dell'area e possa essere abilitata ad accedere ai cofinanziamenti comunitari in particolare mediante l'attivazione di sovvenzioni globali di cui al successivo art. 6.
4. Le agevolazioni spettanti alle iniziative industriali, ricadenti negli interventi indicati al precedente art. 1, comma 2, lettera a), sono concedibili dal soggetto convenzionato, di cui al comma 2 del precedente art. 2, nella veste di intermediario, previa istruttoria tecnico finanziaria ed in osservanza delle normative applicabili individuate nella convenzione, nel rispetto dei criteri richiamati al comma 4 dell'art. 1-ter della legge 19 luglio 1993, n. 236 , e della graduazione dei livelli fissati dal paragrafo 4 della delibera CIPI del 22 aprile 1993 ovvero dei livelli diversi, nazionali e comunitari, in essere alla data della domanda presentata al predetto soggetto convenzionato. Questi e' inoltre autorizzato, con i limiti e le garanzie indicati nella convenzione, ad erogare anticipazioni, a fronte degli investimenti previsti nel programma approvato, a favore delle imprese a cui siano state gia' concesse le agevolazioni da parte delle amministrazioni competenti.
5. In sede di prima attuazione sono ammessi alla istruttoria per l'accesso alle contribuzioni finanziarie, previste a carico del Fondo per lo sviluppo per gli anni 1993-1994, i programmi presentati entro venti giorni dalla data di pubblicazione del presente regolamento.
6. La struttura tecnica di cui al precedente comma 1 predispone, altresi', uno schema di convenzione che stabilisca le finalita', le modallita' ed i tempi di attuazione del programma e che contenga ogni elemento utile alla definizione della configurazione degli interventi costituenti il programma stesso sotto l'aspetto tecnico, funzionale e finanziario. In particolare, lo schema di convenzione, con riferimento a ciascuna tipologia di intervento, disciplina, in conformita' alla normativa comunitaria in materia di aiuti di Stato alle attivita' produttive e alle iniziative di sviluppo locale, le azioni e le categorie di spese ammissibili al contributo del Fondo per lo sviluppo (ivi comprese le spese per le garanzie fidejussorie e quelle generali di funzionamento che il soggetto proponente dovra' sostenere per la gestione operativa dei programmi di sviluppo per un periodo massimo di tre anni, e nel limite del 50% delle spese sostenute), i criteri di scelta dei beneficiari, le condizioni di erogazione dei contributi, l'aliquota dei medesimi. Nella convenzione sono, altresi', stabilite le forme di consultazione ai fini del monitoraggio di cui all'art. 5 del presente rogolamento, gli obblighi, le garanzie fidejussorie, di solvibilita' e di capacita' amministrativa adeguate del soggetto responsabile.

Art. 4

Assegnazione del contributo 1. Sulla base delle proposte formulate dalla struttura tecnica di cui al comma 1 dell'art. 3 del presente regolamento, il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, con propio decreto da emanarsi entro venti giorni, approva i programmi determinando, per ciascuno di essi, il contributo a carico del Fondo.
2. L'erogazione del contributo e' subordinata alla stipula con il soggetto responsabile del programma, di apposita convenzione.
3. Dopo l'approvazione della convenzione, il Ministro del lavoro e della previdenza sociale puo' erogare al soggetto responsabile del programma una anticipazione non superiore al 50% del contributo accordato, previa presentazione di stralci esecutivi del programma che prevedano importi di spesa almeno pari all'anticipazione.
Ulteriori anticipazioni, fino al raggiungimento del 70% del contributo accordato, sono erogate alle stesse condizioni, quando risulti conseguito un avanzamento dei lavori almeno pari alle precedenti anticipazioni ricevute. Il saldo a conguaglio e' erogato a seguito di rendicontazione delle spese e di certificazione, da parte del soggetto responsabile del programma, del regolare sviluppo del programma stesso nonche' del raggiungimento dei risultati previsti.
L'erogazione delle quote successive alla prima anticipazione e del saldo e' subordinata all'accertamento di cui al successivo art. 5.
4. Gli eventuali aggiornamenti e modifiche del programma devono essere richiesti al Ministro del lavoro e della previdenza sociale che li autorizza con proprio decreto.

Art. 5

Controllo sull'attuazione dei programmi 1. La vigilanza sull'attuazione del programma si effettua attraverso il monitoraggio di indicatori fisici, occupazionali e finanziari, definiti nella convenzione in funzione delle specificita' del programma, dei suoi obiettivi socio-economici e della configurazione degli interventi che lo costituiscono.
Detti indicatori sono strutturati in modo da fornire a cadenza periodica per ciascun programma:
a) lo stato di avanzamento dei singoli interventi componenti;
b) l'andamento della gestione delle iniziative imprenditoriali previste;
c) gli eventuali problemi connessi all'attuazione del programma.
2. Il predetto monitoraggio e' effettuato dal Comitato per il coordinamento delle iniziative per l'occupazione, che riferisce al Presidente del Consiglio dei Ministri ed al Ministro del lavoro e della previdenza sociale, con cadenza almeno semestrale, predisponendo apposita relazione sullo stato di avanzamento del programma.
3. Qualora venga accertato il mancato rispetto degli impegni assunti nella convenzione, il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, su proposta del Comitato di cui al precedente comma 2, con proprio decreto motivato dispone la revoca del finanziamento accordato, con conseguente obbligo, da parte del soggetto responsabile del programma, di restituzione delle somme percepite e dei relativi accessori. Le risorse che si renderanno disponibili per effetto delle revoche sono versate in apposito capitolo delle entrate del bilancio dello Stato.

Art. 6

Cofinanziamento attraverso programmi comunitari 1. Per assicurare ulteriori risorse alla realizzazione degli interventi e dei programmi di cui all'art. 1 del presente regolamento, il Fondo per lo sviluppo, entro il limite massimo dell'80% del suo importo annuale, puo' essere utilizzato nel cofinanziamento di programmi comunitari e, in particolare, di sovvenzioni globali, attraverso le quali siano gestiti anche regimi di aiuto alle imprese.
2. Nell'ipotesi che al finanziamento ed alla realizzazione dei programmi approvati secondo le disposizioni del presente regolamento concorrano sovvenzioni globali stipulate con la Commissione della Unione europea, il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, d'intesa con le amministrazioni competenti a formulare le proposte di cofinanziamento all'Unione europea, curera' che siano armonizzate le modalita' di attuazione, sorveglianza, controllo e garanzia della convenzione di cui all'art. 4 con le corrispondenti modalita' fissate nella convenzione tra Unione europea e soggetto gestore della sovvenzione, nella finalita' comune alle diverse amministrazioni di evitare duplicazioni e ritardi nella gestione e realizzazione dei programmi.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Roma, 3 novembre 1994 Il Presidente del Consiglio dei Ministri BERLUSCONI Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale MASTELLA Il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato GNUTTI Il Ministro del tesoro DINI Visto, il Guardasigilli: MANCUSO Registrato alla Corte dei conti il 3 febbraio 1995 Registro n. 1 Presidenza, foglio n. 65
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