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065U1287

IT - DPR

065U1287

Approvazione dei programmi didattici per le scuola elementari con lingua d'insegnamento slovena. (DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 08 ottobre 1965 n. 1287)

Art. 1

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Veduto il decreto del Presidente della Repubblica 14 giugno 1955, n. 503 , col quale sono stati stabiliti i vigenti programmi didattici per le scuole elementari;
Veduta la legge 19 luglio 1961, n. 1012 , concernente la disciplina delle istituzioni scolastiche nella provincia di Gorizia e nel territorio di Trieste;
Veduto l'art. 4 della citata legge n. 1012, col quale e disposto che i programmi d'insegnamento per le scuole in lingua slovena sono approvati con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro per la pubblica istruzione;
Veduto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 1964, n. 478 , istitutivo delle scuole elementari con lingua d'insegnamento slovena in applicazione della citata legge n. 1012;
Udito il parere del Consiglio superiore della pubblica istruzione;
Sulla proposta del Ministro per la pubblica istruzione;
Decreta:
Sono approvati i programmi didattici per le scuole elementari con lingua d'insegnamento slovena annessi al presente decreto e vistati dal Ministro proponente.
I predetti programmi entrano in vigore dal 1 ottobre 1965.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserto nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Dato a Roma, addi' 8 ottobre 1965 SARAGAT GUI Visto, il Guardasigilli REALE Registrato alla Corte dei conti, addi' 18 novembre 1965 Atti del Governo, registro n. 198, foglio n. 51. - VILLA

Allegato

Programmi didattici per la scuole elementari con lingua d'insegnamento slovena
Premessa
I presenti programmi per le scuole elementari con lingua di insegnamento slovena, istituite, in applicazione alla legge 19 luglio 1961, n. 1012 , con decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 1961, n. 478 , corrispondono ai programmi approvati con decreto del Presidente della Repubblica 14 giugno 1955, n. 503 , e comprendono l'indicazione del fine assegnato alla istruzione primaria: la descrizione della via da seguire per raggiungere il fine stesso; un complesso di suggerimenti, desunti dalla migliore esperienza didattica e scolastica.
Sotto il primo riguardo (indicazione del fine dell'istruzione primaria) i programmi hanno carattere normativo e prescrivono il grado di preparazione che l'alunno deve raggiungere: cio' per assicurare alla totalita' dei cittadini, quella formazione basilare della intelligenza e del carattere che e' condizione per un'effettiva e consapevole partecipazione alla vita della societa' e dello Stato.
Questa formazione, anteriore a qualunque finalita' professionale, fa si' che la scuola primaria sia elementare non solo in quanto fornisce gli elementi della cultura, ma soprattutto in quanta educa le capacita' fondamentali dell'uomo; essa ha, per dettato esplicito della legge, come suo fondamento e coronamento l'insegnamento della dottrina cristiana secondo la forma ricevuta dalla tradizione cattolica.
Le indicazioni attinenti al secondo aspetto dei programmi (la via o metodo da seguire per il raggiungimento degli scopi dell'istruzione primaria) non hanno il medesimo carattere normativo delle precedenti;
poiche' lo Stato, se ha il diritto e il dovere di richiedere l'istruzione obbligatoria non ha una propria metodologia educativa.
Va tuttavia osservato che le indicazioni di questo secondo gruppo sorgono come sintesi concorde e spontanea dalla meditazione sui problemi attuali dell'educazione e dell'insegnamento. Esse si riconducono anzitutto alla nostra tradizione educativa umanistica e cristiana: cioe' al riconoscimento della dignita' della persona umana; al rispetto dei valori che la fondano: spiritualita' e liberta'; all'istanza di una formazione integrale. Da qui derivano: la necessita' di muovere dal mondo concreto del fanciullo, tutto intuizione, fantasia, sentimento; la sollecitudine di far scaturire dall'alunno stesso l'interesse all'apprendere; la cura di svolgere gradualmente le attitudini all'osservazione, alla riflessione, all'espressione; la costante preoccupazione di aiutare in tutti i modi il processo formativo' dell'alunno senza interventi che ne soffochino o ne forzino la spontanea fioritura e maturazione; la consapevolezza, finalmente, che scopo essenziale della scuola non e' tanto quello di impartire un complesso determinato di nozioni, quanto di comunicare al fanciullo la gioia e il gusto di imparare e di fare da se', perche' ne conservi l'abito oltre il confine della scuola, per tutta la vita.
Queste esigenze capitali del processo educativo acquistano un accento di piu' diretta attualita', se vengono riconosciute in due istanze particolarmente vive nella scuola contemporanea: la globalita' e l'aderenza all'ambiente dell'alunno.
Nella psicologia concreta del fanciullo d'intuizione del tutto e' anteriore alla ricognizione analitica delle parti; cosi' la scuola ha il compito di agevolare questo processo naturale partendo dalle prime intuizioni globali per snodarle via via nelle articolazioni di un discorso riflesso. Il fanciullo scopre a poco a poco il significato delle proprie esperienze; e percio' conviene che, con lenta gradualita', scopra l'esistenza delle materie nelle quali il sapere scolastico tanto piu' variamente si diversifica quanto piu' progredisce verso il sistema e la scienza.
Il criterio della globalita', piu' accentuato nel primi anni di scuola, viene via via attenuato e superato; tuttavia il progressivo affiorare delle materie di insegnamento non significa che esso possano sussistere isolate e indifferenti le une rispetto alle altre.
Tutte, ancorche' in misura di volta in volta diversa, si prestano sempre a scambievoli richiami e integrazioni che sorgono dalle loro molteplici correlazioni sul piano dell'unita' della cultura.
D'altra parte, la consapevolezza delle fondamentali caratteristiche dell'animo infantile pone la scuola su una linea di naturale continuita' con quanto l'alunno ha gia' imparato, inteso e sentito nel cerchio della famiglia, del suo ambiente naturale e sociale, delle istituzioni educative che abbia frequentato; percio' l'insegnante non puo' dimenticare l'aderenza e la partecipazione alla vita dell'ambiente nella varieta' delle sue manifestazioni e nell'ispirazione morale e religiosa che la anima.
In tal modo il principio della liberta' trova una reale attuazione; come il maestro non deve mai dimenticare che l'educazione dell'alunno non comincia dalla scuola e non si esaurisce in essa, cosi' i presenti programmi non intendono creare l'istruzione dal nulla o dal vuoto, bensi intendono stimolare il costume scolastico gia' in atto, perche' dia una misura sempre piu' piena delle proprie energie interiori, orientandolo al conseguimento delle finalita' civili e sociali dell'istruzione pubblica.
Anche il terzo aspetto dei programmi (suggerimenti piu' particolari desunti dalla migliore esperienza scolastica e didattica) va considerata nello spirito della liberta' e nel rispetto della funzione autonoma della scuola.
Non si e' seguita nella elaborazione dei presenti programmi la distinzione tradizionale tra le prescrizioni programmatiche e le avvertenze poiche' le une le altre vengono ricondotte al processo della ricerca pedagogica e didattica e all'atto vivo dell'insegnamento.
Dopo il rinnovamento operato dai programmi del 1923 e da quelli del 1945 la formulazione di questi nuovi programmi e' stata sollecitata piu' direttamente da due esigenze: far aderire maggiormente il piano didattico alla struttura psicologica del fanciullo e tenere conto che per precetto della Costituzione l'istruzione inferiore obbligatoria ha per tutti la durata di almeno otto anni.
Per rendere questi intenti praticamente attuabili, e' stato alleggerito il carico delle nozioni rispetto ai programmi quinquennali precedenti e sono stati elaborati programmi graduati per cicli didattici. Tali cicli, rispettano per la loro durata le fasi dello sviluppo dell'alunno e rendono meglio possibile un insegnamento individualizzato in relazione alle capacita' di ciascuno, in modo che, in un periodo di Tempo a piu' largo respiro, ogni alunno possa giungere, maturando secondo le proprie possibilita', al comune traguardo.
D'altra parte, cio' consente che vengano adottati quei procedimenti saggiamente attivi che spronano il fanciullo nella operosa ricerca e nell'approfondimento della consapevolezza di quanto viene imparando.
Spetta naturalmente all'insegnante, in base alle accertate possibilita' dei singoli alunni, di formulare un suo personale piano di lavoro, distribuito nel tempo, che egli potra' eventualmente aggiornare alla luce di una sempre piu' approfondita conoscenza della scolaresca.
Una vecchia opinione popolare considerava la scuola elementare come la scuola del leggere, dello scrivere e del far di conto. Si puo' intenderla ancora oggi cosi', salvo una accurata determinazione del significato di queste parole. Nell'auspicare una scuola che insegni per davvero a leggere si esige che da essa escano ragazzi che ragionino con la propria testa, giacche' saper leggere e' ben anche aver imparato a misurare i limiti del proprio sapere e ad esercitare l'arte di documentarsi. Analogamente saper scrivere vale saper mettere ordine nelle proprie idee, saper esporre correttamente le proprie ragioni. Quanto a far di conto, nel nostro secolo, che e' il secolo delle organizzazioni e delle statistiche, e' chiaro che una persona e' tanto piu' libera quanto piu' sa misurare e commisurarsi.
Non ci si dissimula l'importanza e la gravita' del compito affidato al maestro. Nessuno, dopo di lui, potra' forse riparare ad una mancata formazione essenziale, e in questo senso elementare, degli alunni che le famiglie e la Patria gli affidano.
Ed e' pur vero che il grado di civilta' di una Nazione si misura soprattutto dalla cultura di base del suo popolo.
PROGRAMMI PER IL PRIMO CICLO DIDATTICO
L'insegnante, fin dall'inizio orienti la sua azione educativa a promuovere la formazione integrale della personalita' dello alunno attraverso l'educazione religiosa, morale, civile, fisica e le altre forme di attivita' spirituali e pratiche corrispondenti agli interessi, ai gradi, ai modi dell'apprendere e del conoscere propri dell'eta'. Nell'assolvere questo compito, l'insegnante faccia leva sulle tendenze costitutive dell'alunno, guidandolo ad osservare, riflettere, esprimersi, senza alcune, preoccupazione di ripartire nelle tradizionali materie le attivita' scolastiche e il contenuto dell'insegnamento. Si proporra' invece di ottenere dall'alunno la partecipazione quanto piu' possibile spontanea e impegnativa alla ricerca e alla conquista individuale di quelle esperienze, cognizioni, abilita', che nel loro complesso concorrono appunto alla formazione integrale della personalita' in questo stadio dello sviluppo.
Anche l'accenno alla distinzione fra attivita' di osservazione, riflessione, espressione va tenuto presente a titolo puramente indicativo e pratico, in quanto nessuna di esse si compie isolatamente. Cosi', dopo aver stimolato lo spirito di osservazione del fanciullo, dirigendo la sua attenzione su oggetti e fatti della piu' elementare esperienza e dell'ambiente locale, l'insegnante lo condurra', mediante conversazioni, indagini personali, osservazioni piu' attente, a riflettere su quei medesimi oggetti e fatti, perche' parlino piu' suggestivamente alla, sua naturale sete di conoscere, e lo avviera' ad esprimere nelle piu' varie forme, con spontaneo processo spirituale, i risultati delle sue personali conquiste.
L'insegnamento religioso sia considerato come fondamento e coronamento di tutta l'opera educativa. La vita scolastica abbia quotidianamente inizio con la preghiera, che e' elevazione dell'animo a Dio, seguita dalla esecuzione di un breve canto religioso, o dall'ascolto di un semplice brano di musica sacra. Nel corso del ciclo l'insegnante terra' facili conversazioni sul Segno della croce, sulle principali preghiere apprese (Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre, preghiera dell'Angelo Custode, preghiera per i Defunti), su fatti del Vecchio Testamento ed episodi della vita di Gesu' desunti dal Vangelo. (Nello svolgimento di tale programma si tenga presente la "Guida di insegnamento religioso per le scuole elementari", pubblicata dalla Commissione superiore ecclesiastica per la revisione dei testi di religione).
Contemporaneamente si avvii il fanciullo alla pratica acquisizione delle fondamentali abitudini in rapporto alla vita morale, al comportamento civile e sociale e all'igiene, nella famiglia, nella scuola, in pubblico; si colgano tutte le occasioni per l'educazione del sentimento, degli affetti e della volonta', anche a mezzo di incarichi di fiducia, di piccoli servigi, per educare al senso della responsabilita' personale e della solidarieta' umana.
In ogni giornata scolastica trovino adeguato ed opportuno posto, possibilmente all'aperto, giochi ed esercizi che, mentre giovino ai fini dell'educazione alla socievolezza, valgano a sveltire ed a correggere i movimenti e consentano al fanciullo di esprimersi gioiosamente in canti e ritmi rivolti all'armonico sviluppo delle attitudini fisiche e morali.
L'esplorazione dell'ambiente non abbia carattere nozionistico, ma muova dall'interesse occasionale spontaneo del fanciullo per sollecitarlo e guidarlo alla diretta osservazione del mondo circostante, nei due inseparabili aspetti di tempo e di luogo.
Si dia modo percio' all'alunno di formarsi un'idea intuitiva della successione delle generazioni (coetanei, giovani, adulti, vecchi) fra le persone di sua conoscenza, delle divisioni dell'anno (ricorrenze religiose, civili, ecc.), dei mutamenti e delle trasformazioni delle cose (vicenda delle stagioni e suoi riflessi sulle coltivazioni e sul lavoro umano; materie e strumenti di lavoro, mezzi di trasporto, servizi pubblici, ecc.). Si utilizzino la escursioni nei dintorni, si incoraggino raccolte e collezioni.
Si guidi in particolare l'alunno ad osservare attentamente qualche animale e pianta del luogo per fargli scoprire le caratteristiche fondamentali della vita animale e vegetale il fanciullo comincera' cosi' a considerare le vitali necessita' dell'uomo e il suo lavoro per procacciarsi alimenti, indumenti asilo Bell'ordinata convivenza sociale.
Con questa graduale scoperta del mondo degli uomini e delle cose, l'insegnante desti e chiarisca nel fanciullo il senso, in lui gia' presente, della bellezza e dell'armonia del Creato.
La conoscenza del numero, poi, parte dalle attivita' di gioco e dal bisogno di osservare e di fare del fanciullo, e si svolga per lenti gradi di sviluppo.
L'insegnante addestri l'alunno nella numerazione progressiva e regressiva, nella scomposizione e ricomposizione del numeri, nei relativi esercizi intuitivi e pratici di riunire, togliere, replicare, distribuire: attivita' che sono alla base delle quattro operazioni.
E' opportuno che in un primo tempo non si oltrepassi Il 10 e che si giunga al 20 alla fine del primo anno del ciclo.
I calcoli pratici sulle quattro operazioni verranno compiuti dapprima solo oralmente, poi anche per iscritto.
Soltanto nel secondo anno si passera', di decina in decina, all'ambito numerico compreso entro il 100, continuando a dare la dovuta importanza al calcolo mentale.
L'apprendimento della tavola pitagorica sia una conquista intuitiva e costruttiva; pertanto il suo spedito e sicuro uso mnemonico sara' rinviato al ciclo successivo. Si cerchi di evitare alcune operazioni scritte meno facili, quali la sottrazione che richieda il cosiddetto prestito, la addizione con piu' di tre addendi, la divisione che lasci il resto. Naturalmente nella divisione ci si limitera' al divisore di una sola cifra.
L'occasione ad eseguire operazioni verra', prevalentemente data da facilissimi quesiti tratti dalla vita pratica e dai giochi infantili:
quesiti che richiedano una sola operazione.
Dall'osservazione degli oggetti piu' comuni si fara' derivare la conoscenza intuitiva di qualche solido geometrico e di qualche figura piana, possibilmente intesa come limite del solido.
L'insegnante consideri come fonte e stimolo della progressiva conquista della lingua parlata, e successivamente scritta, le intuizioni, osservazioni, scoperte, esperienze che soprattutto nella fase iniziale del processo educativo trovano i piu' vivi elementi di sviluppo nei giochi individuali e collettivi, nel gioco-lavoro, nelle libere attivita' creative (mimica e drammatizzazione, disegno spontaneo, manifestazioni pittoriche, plastiche, ecc.). Il disegno spontaneo sia sempre considerato la naturale forma di scrittura per immagini, che il bambino ha gia' usato liberamente come gioco per esprimere i suoi desideri e i suoi sentimenti ancora prima di frequentare la scuola.
L'insegnante avra' cura di interpretare tale scrittura, che procede e si perfeziona per gradi e che rispecchia lo sviluppo spirituale di ogni fanciullo.
Egli dovra' favorire con simpatia le spontanee manifestazioni grafiche e pittoriche degli alunni, lasciandoli liberi di esprimersi a loro modo sugli argomenti che piu' li interessano, coi mezzi a loro piu' graditi (matite nere e colorate, pastelli, gessetti colorati, acquerelli, carte colorate a strappo e a ritaglio, ecc). Li invitera' di volta in volta a spiegare con la parola, e appena possibile anche con lo scritto, il significato delle loro espressioni grafiche e pittoriche.
L'eventuale correzione dei disegni si ottenga non con cancellature o rifacimenti, oppure con suggerimenti intempestivi ed inopportuni che scoraggerebbero il piccolo disegnatore, ma per processo di chiarificazione interiore, cioe', col guidare ogni alunno all'amorosa e sempre piu' attenta osservazione, alla riflessione e all'autocorrezione in riferimento a quanto egli ha inteso esprimere.
Sono da evitare i ricalchi e le copie perche' soffocano la spontaneita' infantile e favoriscono la insincerita' e il cattivo gusto.
Partendo dalle diverse attivita' finora accennate, si incoraggi al massimo la conversazione con l'insegnante e degli alunni tra di loro per abituarli a parlare quanto piu' chiaramente e correttamente e' possibile. L'insegnante dia sempre l'esempio del corretto uso della lingua materna e, pur accogliendo le prime spontanee espressioni dialettali degli alunni, si astenga dal rivolgere loro la parola in dialetto.
L'acquisizione della scrittura e della lettura sia il risultato di una personale scoperta dello scolaro. A tal fine dovranno essergli offerti in libero uso, e sotto forma di gioco, tutti quei comuni sussidi didattici (alfabetieri murali e mobili, cartelloni con disegni, schede illustrate, ecc.), che favoriscono lo interesse per l'iniziale distinzione e il possesso degli elementi grafici essenziali.
Dai primi ideogrammi o disegni spontanei lo scolaro passi alla formulazione di pensieri (frasi e parole) e li trascriva a integrazione ed illustrazione di quanto ha voluto esprimere col disegno. Le prime letture e le prime spontanee esercitazioni scritte concluderanno questa fase fondamentale.
Non appena possibile gli alunni siano avviati alle libere letture, all'auto-dettatura, all'apprendimento e recitazione di facili artistiche poesie, alla spontanea drammatizzazione di favole, raccontini, scherzi, giochi.
L'insegnante, accerti sempre che ogni alunno abbia chiaramente compreso il significato delle parole e delle frasi, incoraggiando le necessarie richieste di spiegazioni.
L'usuale esercizio del parlare corretto, del leggere e dello scrivere, anche sotto dettatura, miri ad assicurare, senza esercizi artificiosi, la padronanza delle piu' comuni norme ortografiche. Sia diligentemente curata l'ortoepia, anche per le sue naturali connessioni con la correttezza dello scrivere.
La scrittura, fin dal principio, non sia considerata un fatto meramente meccanico, anche se implica talvolta l'adeguamento al modello, ma una delle espressioni della personalita'.
Essa deve quindi tendere alla semplicita', alla chiarezza, all'ordine, al decoro. Si consiglia di iniziare gli alunni anche alla lettura e scrittura dei caratteri lapidari nella loro forma piu' semplice e a fini' pratici (intastazioni di quaderni, cartelli e avvisi, biglietti di augurio, ecc.). Molta Importanza va data al canto corale all'unisono di facili motivi, in lingua o in dialetto, appropriati all'estensione vocale del fanciullo e accompagnati, se possibile, da interpretazioni mimiche o ritmiche. Scopo del canto e' di contribuire all'elevazione spirituale e alla socialita'; all'educazione dello orecchio, della voce, della retta pronuncia; all'addestramento motorio. Puo' Inserirsi in questo insegnamento l'ascolto di brani musicali adatti all'eta'.
Le attivita' manuali e pratiche saranno incoraggiate come gioco-lavoro, per appagare anche questo naturale bisogno di esprimersi, di costruire, proprio dell'eta'. A tale scopo possono essere adoperate materie di facile lavorazione, come sabbia, plastillina, argilla, caria, rafia, ecc. Il lavoro sara' anche rivoto a vantaggio della comunita scolastica, con piccole prestazioni volontarie per il mantenimento dell'ordine e decoro dell'ambiente, per il giardinaggio, ecc, Le bambine siano lasciate ai loro giochi preferiti (cura della bambola, sua pulizia, vestizione, acconciatura, ecc.) o vengano addestrate alle piu' semplici e piu' facili attivita' della casa.
LINGUA ITALIANA
L'insegnamento della lingua italiana abbia inizio, fin dalla prima classe, con l'acquisizione degli elementi grafici necessari e proceda progressivamente dalle forme espressive piu' Semplici ed elementari, sempre in relazione diretta con l'osservazione e con l'esperienza personale dell'alunno, sino allo apprendimento dell'abituale esercizio del parlare corretto, della scrittura e della lettura.
Il primo compito del maestro sara' quello di far parlare I bambini, invitandoli a raccontare, e cerchera' di sopperire alla loro insufficienza di espressioni suggerendo il termine senza forzarlo.
Egli adoperi un parlare semplice e corretto con una dizione chiara e precisa anche nello scopo di suscitare un processo di imitazione.
Parallelamente all'apprendimento pratico dell'ortografia, si curi pure l'esattezza dell'ortoepia, tenendo sempre presenti le difficolta' che derivano dallo studio contemporaneo di due lingue.
In particolare si tenga conto delle seguenti Indicazioni: conversazioni brevissime di carattere intuitivo, denominazione di oggetti e delle loro qualita', denominazione di azioni indicate nell'atto che si compiono. Esercizi di denominazione di cose, forme, colori, fatti su disegni del fanciullo e anche su oggetti da lui portati a scuola, su materiale predisposto dal maestro e su tutto cio' che il fanciullo vede in casa e fuori.
Uso dell'alfabetiere illustrato e degli altri sussidi didattici per l'apprendimento del leggere e dello scrivere. Esercizi progressivi di formazione di brevi frasi su argomenti offerti sia dall'esperienza familiare e scolastica sia dai giochi.
Dettatura e autodettatura di parole e di brevi frasi risultanti dalle conversazioni.
Recitazione di facili poesie adatte all'eta' ed alle cognizioni linguistiche del fanciullo.
Letture da un libro di testo. Canto in lingua italiana, collegato a movimenti ritmici e a giuochi infantili.
PROGRAMMI PER IL SECONDO CICLO DIDATTICO
Dalla globale intuizione del mondo circostante gia' suggerita per il primo ciclo didattico, e tenuta ancora a fondamento dell'attivita' scolastica durante il primo anno di questo secondo ciclo, il fanciullo sara' avviato ad una prima attenta analisi soprattutto attraverso la esperienza episodica, prima base del sapere sistematico.
Sara' dunque ancora l'ambiente, nei suoi molteplici aspetti, il punto di riferimento per ogni ulteriore attivita' di osservazione, di ricerca, di riflessione, di espressione; ma, in progresso di tempo, l'alunno si rendera' conto delle molteplici connessioni e correlazioni esistenti tra gli argomenti di studio.
Cio' gli dara' sempre maggiore consapevolezza dell'"unita' della cultura di base su cui si va formando e della possibilita' di articolarla anche attraverso lo studio di singolo discipline.
Tutto questo va tenuto presente per la migliore interpretazione del programma che segue, dove le materie di Insegnamento affiorano, senza peraltro essere separate, dal contesto delle indicate attivita' che l'alunno dovra' svolgere, e sullo quali fondamentalmente si deve far leva per bandire dalla scuola primaria ogni ingombrante nozionismo e ogni pretesa di prematura sistematicita' del sapere.
RELIGIONE
Quanto e' detto per la Religione nel precedente ciclo e' valido anche per questo secondo cielo.
L'educazione religiosa si Ispiri alla vita e all'insegnamento di Gesu', esposti nei Vangeli. La vita religiosa derivi da una sentita adesione dell'anima ai principi del Vangelo e dalla razionalita' dei rapporti tra tali principi e l'applicazione della legge morale e civile.
Alle preghiere precedentemente apprese si aggiunga la Salve Regina" e si spieghi piu' particolarmente il significato del "Padre Nostro", inoltre si guidi il fanciullo alla conoscenza e all'apprendimento dei "Credo".
Si continui nella narrazzione facile e attraente di episodi del Vecchio Testamento (primo anno del ciclo) 6 del Vangelo Nel secondo e nel terzo anno del ciclo si tengono pure facili conversazioni sui Comandamenti e sui Sacramenti, sulle opere di misericordia corporale e spirituale, sul Santo Patrono, sulle tradizioni agiografiche locali sui Santi la cui vita possa interessare particolarmente i fanciulli, sui periodi dell'anno ecclesiastico e sulla liturgia romana; si leggano e si commentino passi del Vangelo, accessibili alla mentalita' degli alunni. Non si trascuri l'eventuale riferimento a capolavori d'arte sacra.
Nello svolgimento di tale programma si tenga presente la "Guida di insegnamento religioso per le scuole elementari", pubblicata dalla Commissione superiore ecclesiastica per la revisione dei testi di religione.
EDUCAZIONE MORALE E CIVILE - EDUCAZIONE FISICA
Anche per quanto riguarda l'educazione morale, civile e fisica, ci si colleghi al programma del precedente ciclo.
L'ambiente esterno, con i suoi molteplici e frequenti episodi di vita, unitamente a quello della quotidiana convivenza scolastica, offrira' all'insegnante le migliori occasioni per conversare sugli argomenti che rientrano nella sfera degli interessi dell'alunno, al fine di conoscerne sempre meglio le inclinazioni e le possibilita', e di avviarle all'azione secondo le norme morali e del vivere civile.
Per la conquista di una prima consapevolezza dei principi direttivi della condotta, lo insegnante abbia cura di avviare gradualmente l'alunno alla riflessione sugli atti della vita individuale nell'ambiente scolastico, familiare, sociale. Sul piano delle abitudini ed attivita' pratiche si favoriscano in particolare le iniziative anche modeste che possano condurre l'alunno al dominio di se' e alla formazione del carattere. Esse trovano la loro migliore applicazione quando l'insegnante favorisce l'attivita' svolta per gruppi, aperti sempre alla libera collaborazione di chiunque trovi congeniale il lavoro prescelto. Questa attivita' favorira' il sorgere e Il rafforzarsi, nelle giuste proporzioni, del senso della responsabilita' personale e della solidarieta' sociale.
A quest'opera di formazione sono naturalmente collegate le esperienze di vita dell'alunno che l'insegnante deve vagliare con opportune conversazioni, e libere e ordinate discussioni. Si dia particolare rilievo a tutte le esperienze dirette a ottenere il rispetto delle persone, delle cose e dei locali pubblici, delle norme di circolazione stradale e di quelle riguardanti la pubblica igiene.
L'ambiente sociale in cui l'alunno vive offrira' occasioni a conversare sulla famiglia, sul Comune, sulla Provincia, sulla Regione, sullo Stato, in collegamento con lo studio della storia e della geografia.
L'amore per la Patria si affermi nel sentimento del fanciullo come naturale estensione degli affetti domestici, e, nella sua coscienza, come attuazione dei valori nazionali, ordinati negli ideali della comprensione internazionale.
L'insegnante educhera' gli alunni al senso della lealta', della pacifica convivenza e del reciproco rispetto nei confronti della maggioranza. Egli alimentera' inoltre negli alunni la coscienza di appartenere al gruppo etnico sloveno che vive nell'ambito del territorio nazionale. Infondera' loro l'amore per la lingua materna, cercando di tenere vive le tradizioni, gli usi e i costumi locali.
L'educazione fisica si consideri connessa all'educazione morale e civile come mezzo che induce l'alunno a rispettare e a padroneggiare il proprio corpo, a ordinare la tumultuaria esplosione delle energie, tipica dalla fanciullezza, e come tirocinio all'autocontrollo, all'autodisciplina e alla socievolezza.
L'insegnante avra' cura che l'alunno esegua esercizi relativi all'ordine e alla marcia, alla corsa, ai saltelli e ai salti Negli esercizi di squadra sia dato conveniente posto alle forme ritmiche atte ad assicurare la scioltezza, l'espressivita' e l'armonia dei movimenti.
In questa fase del suo lavoro l'insegnante potra' far tesoro, anche in connessione col canto corale, degli elementi del folklore locale.
I giuochi ordinati di movimento di gruppo continuano ad avere il loro posto in questo ciclo e si precisano non solo per l'aspetto ricreativo, ma anche per la loro forma di educazione alla lealta', alla gentilezza, alla armonia del gioco sportivo.
Giochi ed esercizi fisici debbono svolgersi, per quanto e' possibile, all'aperto.
L'insegnamento vigilera' sullo sviluppo fisico dei singoli fanciulli e consultera' il medico nei casi di sospette alterazioni anatomiche o funzionali, e terra' presente che l'attivita' fisica comporta un impegno di energie al pari dello studio.
STORIA GEOGRAFIA - SCIENZE
Sara' soprattutto l'ambiente con le sue molteplici occasioni di interesse storico, geografico, scientifico ad offrire all'alunno pio ampia ed esatta conoscenza del mondo. Nel compiere con impegna personale questo lavoro di ricognizione dei dati del sapere, il fanciullo ne scoprira', con la guida dell'insegnante le connessioni.
Spetta quindi all'insegnante di suscitare scegliere, coordinare, favorire le occasioni di ricerca e di studio nel graduale trapasso dalla globale intuizione dell'ambiente alle prime analisi dei contenuti culturali rilevati nell'ambientestesso.
Oggetto della ricognizione, sempre episodica, dell'ambiente, noti saranno soltanto gli elementi naturali del paesaggio ma anche e soprattutto le opere con le quali gli uomini lo hanno modificato e incessantemente lo modificano, per adeguare sempre piu' il loro ambiente ai bisogni dell'individuo, della famiglia della comunita'.
Il motivo coordinatore sia sempre quello di dare particolare rilievo alle difficolta' superate dagli uomini nel lavoro e nelle arti, nelle scienze, nelle invenzioni e scoperte, negli ordinamenti civili, nelle opere di fraternita' umana.
Sin dal primo anno del cielo, si guidi l'esplorazione dell'ambiente partendo dalla rilevazione degli elementi piu' importanti del paesaggio: fisici (morfologia del terreno, idrografia, fenomeni metereologici), biologici (fauna, flora, e conseguentemente: allevamenti e coltivazioni), e antropici (vie e mezzi di comunicazione, botteghe artigiane e commerciali, mercati, stabilimenti industriali, servizi pubblici, edifici pubblici monumenti e vestigia storiche). Saranno sempre di grande giovamento le escursioni e le visite nei dintorni della scuola, che offriranno occasione a conversazioni sulle caratteristiche del paesaggio, a esercizi di orientamento sul terreno, a osservazioni di geografia fisica per un primo uso intuitivo della carta topografica della zona, a raccolta di storia naturale.
Negli anni successivi, l'insegnante allarghera' progressivamente l'orizzonte degli alunni, estendendo le osservazioni dirette ad altri aspetti storico-geografici dell'ambiente, e cercando di far scoprire sempre piu' i rapporti di interdipendenza degli elementi geografici tra di loro e con le attivita' umane.
Alle gia' consigliate escursioni, visite, ricerche varie e raccolte si aggiungera': la costruzione di facili plastici, piante, schizzi cartografici e la consultazione sempre piu' consapevole di carte geografiche; letture storiche e geografiche di andamento narrativo, la consultazione di enciclopedie, almanacchi, guide turistiche, atlanti; la compilazione di schede per l'elementarissima documentazione ordinata delle cognizioni, ecc.
L'apprendimento della storia non deve tendere alla sistematicita' sotto forma di ripartizione cronologica, ma deve soprattutto proporsi la caratterizzazione di grandi figure dell'umanita' e di momenti rappresentativi di un'epoca (per la antica Roma, per l'affermarsi del Cristianesimo, per la vita e i costumi del Medioevo e del Rinascimento, per le grandi scoperte e invenzioni che introducono all'eta' moderna, lino a dare un maggiore risalto al Risorgimento nazionale, nello ultimo anno del ciclo).
L'insegnante ispirera' la sua azione didattica all'esigenza di far quasi rivivere il passato collegandolo in forma intuitiva al presente.
Il progressivo allargamento dell'orizzonte, dal Comune alla Provincia alla Regione, condurra' gli alunni ad avere al termine del ciclo un'idea sommaria machitara dall'Italia nei suoi fondamentali aspetti storici e geografici, che saranno oggetto, nell'ultimo anno del ciclo, di quella iniziale sistemazione che risultera' possibile in rapporto alla qualita' ed ai modi del lavoro compiuto nei due anni precedenti, mila dando particolare sviluppo alle vicende piu' salienti del Risorgimento nazionale. L'insegnamento storico-geografico dovra' soprattutto giovare a far conoscere ed amare la Patria e a far nascere sentimenti di fraternita' per i popoli che costituiscono la grande famiglia umana.
Il programma comprendera' anche lo studio degli aspetti fondamentali storici e geografici del territorio abitato dagli sloveni. L'insegnante condurra' gli alunni alla conoscenza degli usi, dei costumi e delle figure rappresentative del popolo sloveno.
Prima che sia concluso il ciclo, insegnante avviera' lo alunno ad una prima conoscenza episodica ed occasionale degli altri Paesi europei ed extra-europei.
L'uso che l'alunno potra' fare del globo e del planisfero offrira' l'occasione a conversazioni sull'avvicendarsi del giorno, della notte e delle stagioni, sui fenomeni meteorlogici, che condizionano la vita umana, animale e vegetale.
La lettura di interessanti libri di viaggi sara' ottima fonte di concrete conoscenze in materia, unitamente all'osservazione di suggestive illustrazioni e, se possibile, alla proiezione di fulmine e di documentari cinematografici.
Per quanto riguarda in particolare le esperienze di storia naturale, si continui ad assecondare l'interesse del fanciullo per il mondo della natura, orientando, via via, verso l'osservazione sempre piu' analitica e collegata di tipi vegetali animali, minerali esistenti nel luogo, per poi passare ad esempi di tipi corrispondenti lontani, attraverso opportune correlazioni. Ci si valga, allo scopo, della coltivazione di piante a breve ciclo, nell'aula e all'aperto, della preparazione del terrario o dell'acquario, di piccoli allevamenti di animali la cortile, ecc. Questo studio non abbia mai premature esigenza classificatorie, ma sia invece vivificato col far intuire allo alunno che anche il mondo animale, vegetale, minerale e' legato alla storia dell'uomo; e percio' proceda, in correlazione al progredire delle conoscenze geografiche e storiche.
Sia fermata l'attenzione dell'alunno sul progressivo miglioramento della vita igienica dell'uomo e sulle relativo applicazioni personali, con accenni alle fondamentali funzioni del corpo umano, particolarmente nell'ultimo anno dei ciclo.
L'insagnante non manchi, infine, di avviare il fanciullo alla contemplazione della bellezza della natura, coronando cosi', anche ai fini spirituali ed estetici, lo studio dell'ambiente. Da tale contemplazione parta per coltivare nell'animo quel rispetto verso le piante, gli animali e quanto altro da parte del paesaggio: rispetto che e' segno di gentilezza di animo e di consapevolezza civile.
ARITMETICA E GEOMETRIA
Anche l'insegnamento della matematica andra' in questo ciclo differenziandosi sempre piu', ma senza perdere il collegamento con gli altri insegnanti e quindi sempre a strettissimo contatto con la vita pratica, e in relazione agli interessi del fanciullo. Si dara' per questo massima importanza ai problemi, che andranno proposti con la naturalezza che deriva dalle effettive occasioni pratiche, ma al tempo stesso con rigorosa costante gradualita'.
Occorre soprattutto concretezza e aderenza alla realta' quotidiana, ricorrendo anche ai casi piu' comuni della compabilita' familiare e commerciale.
In questo ciclo didattico occorre fissare definitivamente i significato essenziale di ciascuna delle quattro operazioni aritmetiche in relazione ai problemi fondamentali che esse risolvono.
A tale scopo si svolgeranno ampiamente e ripetuta mente problemi, soprattutto orali, con (dati numerici semplicissimi; e solo gradualmente si introdurranno, nei problemi da eseguire per iscritta, dati piu' complessi usando numeri interi piu' alti o numeri decimali, e ricordando che per tali numeri in molti casi non occorre piu' direttamente l'intuizione.
Solo in un secondo momento (ad esempio, nel secondo anno del ciclo) si passera' a problemi richiedenti piu' di una operazione, usando dapprima sistematicamente una o piu' domande ausiliarie intermedie, le quali spezzino sostanzialmente il problema nella somma di due o piu' problemi. Ad ogni modo non si proporranno problemi, anche alla line del ciclo, che richiedano piu' di tre, o eccezionalmente quattro operazioni: anzi si raccomanda di giungere a tali problemi solo nell'ultimo anno del ciclo.
Cosi' l'insegnamento del sistema metrico deve appunto essere elemento di concretezza e non di astratta artificiosita' va quindi compiuto con la massima rispondenza alla effettiva pratica della vita. Dovranno essere banditi, ad esempio, quei multipli di unita' di misura che, come il miriametro e il miriagrammo, non vengono usati mai o quasi mai in pratica.
Si dara' invece rilievo alle misure di valore, a quelle non decimali del tempo ed anche a talune misure locali, pur limitandosi a semplicissime esercitazioni. Si riduca al minimo o si sopprima del tutto l'uso per le riduzioni della famosa "scala" coi suoi gradini: e' essenziale che l'alunno sappia, per esperienza e per ragionamento, e non per operazione meccanica, che ad esempio cinque metri equivalgono a cinquecento centimetri o che tre chilometri equivalgono a tremilametri. Si evitino quindi i virtuosismi inutili e, di regola, si evitino le riduzioni dirette da multipli a sottomultipli delle unita' di misura e viceversa. Anche in questo campo si seguira' una bene intesa gradualita', riservando ad esempio il secondo anno del ciclo le misure di superficie ed all'ultimo anno le misure di volume.
Alla fine del ciclo didattico, l'alunno dovra' possedere in modo organico e completo la tecnica delle quattro operazioni sui numeri interi e decimali (non oltre i millesimi): percio' l'insegnante potra' proporre anche svariati esercizi di calcolo, pure non sostenuti da problemi. Ricordi ad ogni modo che in mancanza di meglio e' preferibile far eseguire operazioni a titolo «di esercizio anziche' proporre problemi artificiosi, astrusi, non rispondenti a realta' la particolare si raccomanda di dare grande importanza al calcolo meritale, anche con procedimenti di approssimazione. Il possesso della tavola pitagorica dovra' essere sicuro e completo alla fine dei primo anno del ciclo. Per dare una sicura gradualita' allo studio delle operazioni aritmetiche si raccomanda di rinviare al secondo anno del ciclo la divisione col divisore di due cifre e le operazioni sui numeri decimali. Non si muoveranno in alcun modo, in questo ciclo, introdurre operazioni sulle frazioni: ci si limitera' a dare l'intuizione di frazione a fini pratici.
Per la geometria l'alunno verra' condotto in via naturale a riconoscere le principali figure piane e solide: cio' attraverso il disegno e le piu' evidenti proprieta', mai attraverso la definizione, spesso non compresa, sempre dannoso sforzo mnemonico.
Non si facciano recitare a memoria regole di misura: basta che l'alunno le sappia applicare praticamente. Cio' si limiti a semplici calcoli di perimetri (poligoni, circonferenze del cerchio), di aree (rettangolo, quadrato, triangolo, cerchio, un cenno appena sui poligoni regolari), del volume del parallelepipedo rettangolo e del cubo.
Sara' bene riservare all'ultimo anno del ciclo i calcoli riguardanti il cerchio. Si evitino i problemi inversi, quando, essi non sorgano da una pratica necessita' e non presentino una evidente eseguibilita'.
Tanto nel campo dell'aritmetica quanto In quello della geometria, sara' utile abituare gli alunni stessi a proporre e - formulare problemi pratici ricavati dalla propria esperienza.
LINGUA MATERNA
L'apprendimento della lingua puo' in questo ciclo didattico soddisfare in modo piu' intrinseco le sue finalita' formative, nello quali buon senso e buon gusto convergono come esigenze dominanti. Si fa quindi esplicita raccomandazione, nella scelta delle letture, di evitare e combattere il futile, il brutto e il retorico.
Per conseguire questa finalita', l'insegnante Incoraggera' i fanciulli a letture adatte a ciascuno di essi, di libri, di giornali, mirando ad ottenere che le fonti di cultura degli anni di scuola non si riducano ai soli manuali scolastici e che nel fanciulli sorga uno schietto e durevole amore per la lettura, Di conseguenza, dovra' essere dedicato ogni sforzo a costituire ed arricchire le biblioteche di classe.
L'insegnante esercitera' i fanciulli nella lettura a prima vista e a viva voce, nella lettura individuale silenziosa, nella lettura espressiva, nella conversazione, nella drammatizzazione, nella recitazione a memoria di brevi prose e poesie di autentico valore, nella partecipazione a scene dialogate l'insegnamento deve curare che gli alunni abbiano ben compreso tutte le parole dei brani che sono oggetto di lettura o di recitazione: E' anche consigliabile che l'alunno partecipi attivamente a spettacoli di burattini e assista a rappresentazioni teatrali opportunamente scelte.
Tutto questa attivita' sono strettamente connesse all'espressione scritta, per la quale si consigliano libere composizioni possibilmente su argomenti scelti dagli stessi alunni relazioni su osservazioni, esperienze e ricerche personali, letture fatte.
Possono rientrare in queste attivita' espressiva la corrispondenza interscolastica, la redazione del giornalino scolastico (frutto della collaborazione di tutti gli alunni singolarmente o a gruppi), per la preparazione di brevi monografie su argomenti scelti dagli alunni stessi e la stesura di scene dialogate.
E' anche necessario che l'insegnante eserciti la scolaresca nell'arte non facile di ascoltare la parola altrui: percio' offrira' esempi di espressiva lettura di brani antologici e, a puntate, di una opera narrativa unitaria di riconosciuto valore e li abiturera'; a seguire adatte radiotrasmissioni previa opportuna preparazione.
L'insegnante sappia cogliere sempre le occasioni di esercizio alla retta pronuncia.
Affinche' i fanciulli arricchiscano e sappiano ordinare il loro patrimonio linguistico, e' pure necessario che siano stimolati a scoprire nella lingua viva sinonimi, analogie, etimologie, famiglie di parole, frasi idiomatiche: esercizio che puo' fornire occasione a ricerche personali o per gruppi, alla redazione e all'ordinamento di appositi schedari. Sara' curata anche la consultazione del vocabolario e di elenchi alfabetici.
Si eviti che i fanciulli confondano i modi del dialetto coi modi della lingua; percio' si cerchera' ogni occasione per disabituarli dagli idiotismi e dai solecismi. Nella didattica della lingua, ai fini della sincerita' dell'espressione, l'insegnante tenga presente che una persona dimostra tanto meglio la sua padronanza di linguaggio, ossia di raziocinio e di gusto, quanto piu' scrive come parla e parla come scriverebbe. La revisione dei compiti deve risolversi in in appello alla capacita' di autocorrezione dei fanciulli in forma di collaborazione.
Un insegnamento grammaticale che sia fine a se stesso, con regole, definizioni, appositi e artificiosi esercizi di analisi, e' assolutamente da bandire in questo ciclo di ancora episodiche scoperte e acquisizioni. Anche in questo campo occorre procedere con naturalezza, avviando nei primi due anni del ciclo al concreto e pratico riconoscimento delle parti del di scorso e delle loro flessioni o finzioni, ma fissando in modo piu' particolare l'attenzione sulla flessione dei verbi nell'ultimo anno del ciclo.
Tali esperienze devono sempre scaturire dal vivo della lingua e non devono mai turbare i felici momenti estetici offerti dalla lettura di prose e poesie.
Al termine dei ciclo l'alunno dovra' essere in grado di esprimersi correttamente, a voce e per iscritto, senza errori di ortografia e di morfologia e con sintassi corretta.
LINGUA ITALIANA
I programmi delle classi del secondo ciclo sono fusi in un unico testo, percio' e' compito del maestro di svolgerli con misura e gradualita' lungo tutto il triennio. La terza classe conservera' le caratteristiche globali del ciclo precedente; nelle ultime due classi del ciclo l'apprendimento della lingua sara' sempre piu' coscente e aderente alle finalita' formative per l'acquisizione di qualita' morali oltre che letterarie.
E' sempre da tener presente il principio che l'italiano va appreso come lingua viva e parlata, di modo che questo apprendimento diventi anche educazione del gusto e dell'espressione e si integri opportunamente con l'insegnamento Stesso della lingua materna.
Il programma di massima vertera' sulle seguenti indicazioni:
Avvertenze intorno alle principali parti del discorso, articoli, genere, numero, distinzione fondamentale del tempo dell'azione (presente, passato, futuro) con immediata esemplificazione delle corrispondenti forme verbali, pronomi personali e loro differenze di genere e numero esemplificati praticamente con l'uso. Inizio dello studio delle principali nozioni grammaticali. Facili composizioni su argomenti vari attinenti alla vita quotidiana, alle abitudini, alle costumanze e alla vita locale, ai fenomeni naturali, alle prime osservazioni scientifiche.
Composizioni graduali, libere e guidate, su argomenti vari desunti soprattutto dall'esperienza, dalle letture, dalla vita scolastica e dalle attivita' ambientali.
Lettura da un libro di testo, da giornalini e da opere narrative adatte all'eta' dei fanciulli. Utilizzazione della bibliotechina di classe.
Esercizi di ortografia mediante dettati e autodettati.
Esercitazioni di lessico e di nomenclatura, con carattere spontaneo.
Recitazione, anche a memoria, di facili prose e poesie.
Brevi dialoghi. Drammatizzazione.
Relazioni e commenti liberi su questioni interessanti la scolaresca.
DISEGNO E SCRITTURA
Il disegno a matita, a penna, a pastelli, ad acquarello, a tempera, a strappo e ritaglio di carte colorate, ecc. sia considerato nei tre aspetti relativi alle tendenze del fanciullo in questa fase dell'eta' evolutiva: disegno spontaneo, disegno dal vero, disegno ornamentale.
Il disegno spontaneo, inteso soprattutto come mezzo di espressione grafica o pittorica, dei pensieri e dai sentimenti dell'alunno, continuera' la sua funzione a servizio di tutte le materie di studio e della lingua materna in particolare.
Il disegno dal vero, inteso a risvegliare ed esercitare lo Spirito di osservazione e di riflessione sul mondo circostante che piu' interessa il fanciullo, avra' il fine non solo di esprimere con linee e colori le personali impressioni, ma anche di guidare l'alunno a correggere, al momento opportuno, attraverso l'addestramento all'osservazione dei particolari, gli errori piu' caratteristici del disegno spontaneo. Il disegno ornamentale tendera' invece a favorire e a sviluppare le spontanee espressioni ritmiche dei fanciulli, sia grafiche che pittoriche, orientandole verso la composizione individuale decorativa. Questa attivita' assecondera' lo spirito l'inventivo del fanciullo, educhera' il suo gusto estetico e sara' utilizzata anche a fini pratici: decorazione dei quaderni, del giornalino scolastico, di avvisi, di inviti, di manifesti, di fasce ornamentali di oggetti, ecc., con particolare riguardo soprattutto alle tradizioni artistiche dell'ambiente locale. I motivi decorativi saranno offerti anche dalla geometria e da oggetti del mondo circostante.
Anche in questo ciclo sara' evitata, perche' contraria alla naturale spontaneita' del fanciullo, la copia di illustrazioni da libri, da album, da modelli e simili.
Allo scopo di favorire e perfezionare il gusto estetico, lo alunno sara' guidato alla contemplazione di opere d'arte o di loro buone riproduzioni.
La pratica della scrittura (non inclinata, ma diritta) aiutera' il fanciullo a migliorare sempre piu', con l'affinamento del gusto estetico, le caratteristiche che debbono contraddistinguere ogni buona grafia, la quale deve essere semplice, chiara, scorrevole, leggibile, ma sempre personale. Continuera' pure l'uso del carattere lapidario nelle sue forme piu' semplici a fini pratici, scolastici ed extrascolastici, come per esempio: intestazione di fogli, di quaderni, di registri, di cartelli indicatori, di avvisi, di inviti, di manifesti, ecc., al fine di promuovere negli alunni l'abitudine alla regolarita' delle forme grafiche, alle proporzioni, all'ordine, alla simmetria, al buon gusto. Sara' bene curare particolarmente queste qualita' anche nella scritturazione di indirizzi su buste e nelle compilazioni di moduli vari.
CANTO
Il canto corale, come espressione di sentimenti personali piu' Profondi e di socievolezza, valga ad educare e ad affinare la voce, l'orecchio e lo spirito del fanciullo per mezzo di semplici ed artistici motivi religiosi, patriottici e popolari, all'unisono e anche a due voci, per imitazione. Il testo dei canti sia sempre ben conosciuto e compreso dagli alunni.
I canti siano bene intonati, eseguiti con grazia, con dolcezza e con sentita espressione. Si dovranno pertanto evitare la pronunzia imperfetta, la monotonia, la forzatura della voce e le grida incomposte che si manifestano quando la musica nulla dice alla mente e al cuore del fanciullo.
Sara' anche curata l'ascoltazione di facili e artistici brani musicali, previa adeguata preparazione.
ATTIVITA' MANUALI E PRATICHE
Il lavoro, che e' un sentito bisogno dell'infanzia, offra occasioni per rendere il fanciullo gioiosamente attivo, per stimolarne lo spirito di iniziativa, per arricchirne i poteri e I mezzi di espressione al fine di una sempre migliore formazione. Non sia considerato come disciplina di insegnamento e quindi non assuma carattere di tecnicismo professionale, ma neanche di dilettantismo dispersivo e inconcludente; deve essere attraente, facile, non pericoloso.
I fanciulli saranno incoraggiati a costruire rilievi e plastici geografici o di contenuto storico in relazione allo studio della geografia e della storia, con l'uso di sabbia, di plastilina, di creta, o di altro materiale adatto; a preparare mezzi didattici utili per la scuola; a costruire a scopo dimostrativo figure e solidi geometrici con carta o cartone; oppure giocattoli di uso comune; a modellare figure ed oggetti del presepio; a fabbricare e vestire marionette e burattini per il teatrino, ecc.
Il lavoro potra' essere orientato anche a vantaggio della propria classe o della scuola (preparazione del materiale per piccoli allevamenti e coltivazioni; abbellimento dell'aula; manutenzione degli arredi e dell'ambiente scolastico; preparazione del materiale del museo di classe; foderatura e legatura di libri di proprieta' personale e della biblioteca scolastica; facili lavori di giardinaggio, ecc.). Il lavoro femminile sia tenuto nella piu' alta considerazione come uno degli elementi di formazione spirituale della donna e per la sua grande influenza morale e materiale nella vita domestica. Le fanciulle saranno pertanto esercitate in graduali lavori piu' facili e piu' comuni di maglia, di cucito, di rattoppo, di rammendo e di ricamo, con particolare riguardo alle esigenze piu' sentite, ed alle tradizioni dell'ambiente locale. Siano inoltre educate ai piu' facili lavori di pulizia di abbellimento e di buon governo della casa. Sara' curata anche la pratica dell'igiene e, possibilmente delle piu' elementari abilita' nel cucinare.
Visto, d'ordine del Presidente della Repubblica
Il Ministro per la pubblica istruzione
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